CENTRAL EUROPEAN INSTITUTE

OF HISTORY AND CULTURE

CONTRIBUISCI

A SALVARE

UN PEZZO

DI STORIA

VAL ROSANDRA

L'antica valle Romana nell'entroterra Triestino

 

Il territorio della Val Rosandra ha una storia millenaria di cui ne conserva ancora le tracce: da quelle rinvenute nelle sue caverne a quelle narrate in antichissimi libri che scrivevano di cavalieri al servizio di vescovi, patriarchi e di ricchi Signori.

Sembra impossibile che a un passo della città di Trieste ci si trovi in un paesaggio di soli 2 chilometri e mezzo dove storia, natura e leggenda si sono armoniosamente fuse creando un paesaggio di straordinaria bellezza.

 

Nel corso dei millenni fu il torrente Rosandra, nato da piccole sorgenti a monte della frazione di Klanez (presso Cozina) a scavare il profondo alveo della vallata.

Dagli strati calcarei alla base del Crinale sgorga la Fonte Oppia, la sorgente più abbondante del Rosandra sfruttata fin dal I° secolo d.C. per alimentare uno degli acquedotti romani che fornivano l’antica Tergeste.

 

Fin d’allora tutta la vallata assunse così il suo valore strategico, tra l’altro testimoniato da precedenti opere di fortificazioni molto più antiche, come i Castellieri dell’età del bronzo rinvenuti sui monti Carso e San Michele.

L’acquedotto durò fino alla sua distruzione per opera dell’arrivo dei barbari nei secoli VI e VII d.C. provocando il libero scorrimento delle acque del Rosandra nel suo alveo naturale.

Per sfruttare la nuova morfologia della valle furono così creati i mulini idraulici che permettendo la macinazione delle granaglie rappresentarono un grande aiuto per il sostentamento della popolazione.

 

I PRIMI MULINI NEL 1276

Il primo documento che attesta l'esistenza di alcuni mulini sull’attuale torrente Rosandra è un atto di compravendita d’epoca medievale nel quale si parla di un tal Pucel de Swarzeneck che assieme al figlio Ottone il 3 luglio 1276 vendette il suo mulino “posto nella valle di Zaule, sotto Bagnoli” che si trova vicino ad altri due: quello del vescovo di trieste e quello di Haendricus de Mucho e del suo socio Zernogoj. Il prezzo stabilito che il compratore, tal Gheroldo de Maniscalco, dovette sborsare, fu di trenta marche triestine ( un po' più di cinque kg d’argento.

 

Nel 1757, nel tratto di torrente tra Bagnoli e il mare si potevano contare addirittura 16 mulini, sebbene la loro attività fosse ridotta sia durante le siccità dei mesi estivi che per le formazioni di ghiaccio nei mesi invernali.

Per le sue caratteristiche morfologiche l’ampia vallata fu un’importante via di comunicazione con la vicina zona delle saline di Zaule con i cui commerci dipendeva in larga misura l’economia dell’antica Tergeste.

In epoca medievale i traffici aumentarono notevolmente e per garantire il controllo della Strada dei Carsi che si snodava lungo il vasto distretto di Moccò, vennero così edificati i castelli-fortezza di Funfenberg, all’imbocco della valle sopra l’abitato di Bottazzo (detto anche di Draga) e quello “de Mucho”, all’uscita della valle sulle pendici di monte San Michele.

 

L'ULTIMO MULINO RIMASTO

Il primo documen

SALVIAMO L’ULTIMO MULINO ANTICO

DELLA VAL ROSANDRA

1279

 

IL MULINO STRAIN

ANCORA IN FUNZIONE

ANN0 1970

 

IL MULINO STRAIN

IN ATTESA DI ESSERE RESTAURO

ANNO 2017

 

 

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